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    Fiscalità
    21 luglio 20265 min di lettura

    Aprire società a Dubai: 5 casi in cui non conviene

    Dubai non funziona per tutti. Cinque situazioni in cui la società negli Emirati aggiunge costi e rischi senza alcun vantaggio fiscale reale.

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    Team BusinessUAE

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    Aprire società a Dubai: 5 casi in cui non conviene

    Quasi tutto quello che si legge sull''apertura di una società a Dubai è scritto da chi quelle società le vende. Noi le costituiamo dal 2015, e proprio per questo sappiamo che in alcune situazioni la risposta corretta è: non farlo.

    Questo articolo elenca i cinque casi in cui, per esperienza diretta, il trasferimento agli Emirati produce costi e rischi senza il vantaggio che il cliente si aspetta. Se ti riconosci in uno di questi, il problema non è scegliere la free zone giusta: è che il progetto non regge a monte.

    1. Continui a vivere in Italia

    È il caso più frequente e il più costoso. Una società emiratina non produce alcun vantaggio fiscale se chi la controlla resta fiscalmente residente in Italia.

    Dal 1° gennaio 2024, con il D.Lgs. 209/2023, chi trascorre in Italia più di 183 giorni nell''anno, anche non consecutivi, è considerato fiscalmente residente in Italia. L''iscrizione all''AIRE non cambia questo esito: non è mai stata una schermatura, e da sola non basta.

    Sul piano societario vale il criterio dell''esterovestizione: se la società è di fatto amministrata dall''Italia, la sede a Dubai non sposta la residenza fiscale. Contano dove si prendono le decisioni e dove sta il centro degli interessi vitali, non l''indirizzo sulla licenza.

    Il trasferimento funziona quando è reale: presenza effettiva, abitazione, attività gestita dal posto. Quando è solo formale, è un problema rimandato di due o tre anni.

    2. Il tuo fatturato non regge i costi ricorrenti

    Il costo della licenza è la parte visibile e la più piccola. Quello che pesa è la gestione ricorrente: rinnovo annuale della licenza, visto e sua ripetizione, contabilità, registrazione e dichiarazione Corporate Tax, eventuale revisione richiesta dalla free zone, saldo minimo sul conto aziendale.

    Su quest''ultimo punto è utile un dato concreto: nel 2026 la maggior parte delle banche emiratine chiede un saldo medio mensile tra 10.000 e 50.000 AED per un conto SME standard. Sono soldi che restano immobilizzati, non un costo, ma vanno disponibili.

    Quando il margine annuo è modesto, la struttura costa più di quanto fa risparmiare. E il risparmio fiscale va calcolato sul serio: lo 0% si applica ai primi 375.000 AED di reddito imponibile, il 9% solo sull''eccedenza. Su utili contenuti, il delta rispetto all''Italia è spesso inferiore alle attese.

    3. I tuoi clienti sono italiani e il lavoro si svolge in Italia

    Se produci il valore in Italia, per clienti italiani, la fatturazione da una società estera non cambia dove il reddito è prodotto. È lo schema che l''Agenzia delle Entrate riconosce più facilmente, ed è anche quello che i clienti stessi segnalano quando ricevono una fattura estera che complica la loro deducibilità.

    Diverso è il caso di attività realmente delocalizzabili, con clientela internazionale e operatività non ancorata al territorio italiano. La differenza non è formale: è dove il lavoro viene effettivamente svolto.

    4. Non puoi documentare l''origine dei fondi

    Le banche emiratine sono diventate severe. Secondo i dati di settore, circa il 65% dei ritardi e dei rifiuti nell''apertura di conti aziendali deriva da documentazione incoerente sulla provenienza dei fondi (source of wealth); le dichiarazioni incomplete sui titolari effettivi (UBO) sono l''altra causa principale.

    I tempi reali vanno da 20 a 40 giorni, con casi che arrivano a dodici settimane. Alcune banche applicano restrizioni per determinate free zone o attività.

    Il punto pratico: la società si costituisce in pochi giorni, il conto no. Chi non è in grado di ricostruire con documenti da dove arrivano i propri capitali si ritrova con una licenza attiva, i costi che decorrono e nessun conto operativo.

    Vale la pena aggiungere che gli Emirati partecipano allo scambio automatico di informazioni finanziarie secondo lo standard CRS. L''idea che una struttura emiratina resti invisibile all''amministrazione italiana non corrisponde alla realtà operativa attuale.

    5. Ti hanno promesso zero tasse e zero adempimenti

    Se il consulente con cui stai parlando descrive gli Emirati come un posto senza tasse e senza obblighi, l''informazione è ferma al 2022.

    Oggi la registrazione ai fini Corporate Tax è dovuta anche dalle società che non pagheranno nulla, con una sanzione di 10.000 AED per registrazione tardiva. Le scritture contabili vanno conservate per almeno sette anni. La dichiarazione si presenta entro nove mesi dalla chiusura dell''esercizio.

    Il regime a 0% per le società in free zone (Qualifying Free Zone Person) esiste, ma si applica solo al Qualifying Income, va verificato ogni anno e decade se il reddito non qualificante supera la soglia de minimis. La Small Business Relief, che azzera l''imponibile sotto i 3 milioni di AED di ricavi, è una misura temporanea: allo stato attuale copre i periodi d''imposta che si chiudono entro il 31 dicembre 2026.

    Chi non ti dice queste cose in fase di vendita non te le dirà nemmeno dopo.

    Quando invece ha senso

    Per equilibrio, il quadro opposto. Il trasferimento agli Emirati funziona quando ricorrono insieme: trasferimento personale reale e documentabile, attività genuinamente delocalizzabile o con clientela internazionale, margini sufficienti ad assorbire i costi ricorrenti, capitali con origine tracciabile, e la disponibilità a gestire adempimenti veri anche a imposta bassa.

    Sono cinque condizioni, non una. Mancandone una sola il progetto va ripensato, non accelerato.

    Come verificarlo prima di spendere

    Prima di firmare qualsiasi cosa, mettiti in condizione di rispondere con un sì documentato a queste domande: passerò davvero più di 183 giorni fuori dall''Italia e so provarlo; il centro dei miei interessi familiari ed economici si sposta davvero; i miei margini reggono i costi ricorrenti oltre a quello della licenza; so documentare l''origine dei miei capitali; ho capito quali adempimenti restano anche se l''imposta è zero.

    Se una risposta è incerta, il momento per chiarirla è adesso. Chiudere una struttura costruita male costa più che non averla aperta.

    Nota informativa

    Questo articolo ha finalità informative e riflette il quadro normativo alla data di pubblicazione. Le norme fiscali emiratine e italiane sono in evoluzione, in particolare per quanto riguarda le misure temporanee citate. Non costituisce consulenza fiscale o legale e non sostituisce l''esame della situazione individuale da parte di un professionista abilitato. Per la posizione fiscale italiana è necessario rivolgersi a un commercialista o a un tributarista in Italia.

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